A quattro chilometri da Santa Teresa Gallura, tra pareti di granito levigate da millenni di maestrale e sette piccole valli che scendono verso calette turchesi, Cala Grande custodisce un paesaggio che sembra uscito da un altro pianeta — e una storia di rispetto che vale più di qualsiasi mito romantico.
A largo del Gargano, quattro isole si specchiano l’una nell’altra eppure non si assomigliano per nulla: una coperta di pini d’Aleppo, una fortezza medievale arroccata su calcare bianco, una scogliera che scompare un anno alla volta. Le Isole Tremiti sono il posto in cui l’Adriatico sorprende davvero.
Sul bordo dell’oceano, a sud di Bordeaux, una montagna di sabbia alta oltre cento metri avanza lentamente verso est, inghiottendo alberi, sentieri e persino vecchie proprietà. La Duna di Pilat non è un paesaggio: è un organismo vivo.
A pochi chilometri da Torino, una conca di serpentinite millenaria trasforma l’afa agostana in un brivido improvviso: la Goja del Pis è molto più di una cascata — è un fenomeno microclimatico che sorprende la scienza e incanta i sensi.
A pochi chilometri da Pesaro, una striscia di costa alta e selvaggia custodisce sentieri storici, calette nascoste e panorami sull’Adriatico che sembrano usciti da un altro secolo. Il Parco Naturale del Monte San Bartolo aspetta ancora di essere scoperto davvero.
Nel sud dell’Albania, a pochi chilometri da Saranda, una sorgente carsica sgorga dal cuore della roccia con un colore che l’occhio fatica a credere reale. Syri i Kaltër — l’Occhio Blu — è uno di quei posti che rimangono.
Sul promontorio più spettacolare della Calabria ionica sorge una fortezza aragonese che a mareggiata sembra staccarsi dalla terraferma. Dietro le sue mura si nasconde la storia incredibile di un contadino rapito che finì per comandare la flotta del sultano.